CORRISPONDENZA TORINO FILM FESTIVAL 30: KEN JACOBS IN 3D – BLANKET FOR INDIANS & CYCLOPEAN 3D: LIFE WITH A BEAUTIFUL WOMAN (ITA)

Per Narda Liotine

La capacità propria dell’occhio umano di reagire continuamente agli impulsi esterni, di ridurre le interferenze e adattarsi, lo rende uno strumento straordinario e un’appendice necessaria delle pratiche artistiche. Come nell’illusione ottica propria del trompe l’oeil , l’opera d’arte che cerca la terza dimensione inganna l’occhio e insieme lo sconcerta. La funzione attiva dello spettatore in questo genere di operazioni lo pone al centro dell’atto artistico, interlocutore essenziale e componente irrinunciabile affinchè l’opera giunga a compimento.

Sulla base degli studi condotti a partire dalla metà degli anni ’60 sulle sculture spaziali che hanno dato vita a opere come Window (1969) e Soft Rain (1969), Ken Jacobs muove i primi passi nello studio della terza dimensione all’interno del medio audiovisivo. Le ricerche condotte nei decenni che hanno portato all’incredibile Tom, Tom the Piper’s Son (1969), l’intervento su una pellicola del 1905 di soli 10′ in Mutoscope e Biograph photoplay in avanzato stato di decadimento espansi attraverso un lavoro di rielaborazione e rifacimento che dilata e rifrange il tempo filmico in un’orgia di (re)visioni della durata di due ore. Tom, Tom è un’opera seminale, il germe da cui si estrofletteranno quelle successive, un lavoro che avrebbe potuto conoscere una durata indeterminata, poichè in teoria infinito.

Con l’ausilio del Nervous system, lo strumento che permette l’avanzamento graduale con lo scarto di un fotogramma di due pellicole gemelle attraverso obiettivi appena disallineati, Jacobs interviene analiticamente su di esse addivenendo alla terza dimensione. Le proiezioni realizzate con il monstrum divennero celebri negli ’80 e nei ’90 suscitando un vero e proprio enthousiasmos, negli spettatori. L’evoluzione dalla stereoscopia magenta-ciano dei lavori realizzati in quegli anni e caratterizzati da una percezione migliorata con l’occlusione di uno dei due occhi, avviene con il digitale che moltiplica esponenzialmente le possibilità di intervento.

Nel 2011 Ken Jacobs, che vive poco lontano, comincia a lavorare ad uno studio tridimensionale della fontana che si trova fuori dalla City Hall di NY. Negli stessi giorni si svolgono le prime manifestazione a Zuccotti Park. In Blanket for Indians le immagini in 3d convenzionale -quello con gli occhialini- si sovrappongono e giustappongono. In molteplici giochi di fermo immagine, rewind e close-ups realizzati in fase di post-produzione rivediamo i volti dei ‘criminali’ nello stesso modo in cui verranno passati al vaglio dalle autorità. Il gioco quasi satirico di Jacobs segue la folla e le conferisce ‘rilievo’ visivo, lo stesso che permette alle acque della fontana di fluire verso lo spettatore, in un gioco prospettico sperimentale di scarsa bellezza. Jacobs ha parole mordaci per la politica statunitense, dichiarando dopo la proiezione che Obama, ‘il nero solo per metà’, fiancheggia i capitalisti, mentre la polizia agisce violentemente sulle folle reprimendo nel sangue perchè è addestrata a farlo.

A Torino quest’anno Ken Jacobs è di casa. Accanto a Blankets, per la sezione ONDE è in programma Cyclopean 3D: Life With a Beautiful Woman. Realizzato in occasione delle nozze d’oro del regista con la moglie Flo, Cyclopean è un intervento in puro stile Jacobsiano delle origini splendidamente riuscito. Una serie di diapositive trattate stereoscopicamente e ‘incise’ in modo da permettere che l’attenzione di focalizzassi su un particolare ben preciso, ritraggono la gente cara ai Jacobs e, prima fra tutti, a Flo, la donna che lo stesso regista definisce come la sua ‘seconda testa’. Dall’album di famiglia spuntano Mekas, Brakhage, Richard Foreman e Mike Snow pronti a sfuggire la fissità della still picture e divenire ricordi dinamici capaci di dilatare il tempo della rievocazione più di quanto non possa l’osservazione di una fotografia. Le istruzioni per l’uso a monte della proiezione sono di coprire alternativamente gli occhi, ciclopizzarsi come da titolo. La tecnica da vita ad un flickering squilibrante che riporta alla memoria il salto da un fotogramma all’altro tipico dei proiettori a passo ridotto domestici per la proiezioni degli home movies. Un corto circuito familiare reso più nitido dall’inserimento di alcuni secondi di filmati in 8mm girati in bianco all’inizio degli anni ’60.

Cyclopean 3D riesce a mettere insieme la perfezione formale di un lavoro sperimentale d’alto calibro e il tono idilliaco del tema, come di rado accade.

Blanket for Indians
Regia, Produttore, Fotografia e Montaggio: Ken Jacobs
USA 2012
muto, colore, 47 minuti
Sezione: TFFDOC – documenti

Cyclopean 3D: Life with a beautiful woman
Regia, Produttore, Fotografia e Montaggio: Ken Jacobs
USA 2012
muto, colore, 60 minuti
Sezione: ONDE

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