TORINO FILM FESTIVAL 30 CORRISPONDENZA: AGE IS… (DWOSKIN) (ITA)

Per Narda Liotine

Senilità. Il concetto passa di mano. Cicerone, Svevo, Simone de Beauvoir, Bergman, Ozu, e Dwoskin.

Il personalissimo De senectute di Dwoskin è un gioiello nella riflessione contemporanea sul tema. Lievissimo e affettuoso, lineare solo all’apparenza, AGE IS… è l’espressione della consapevolezza dell’autore circa la vecchiaia, maturata e sviluppata sulla scorta del saggio La vieillesse di Simone de Beauvoir.

Sin dalle prime opere sperimentali si distingue nel regista una potente riflessione personale e soggettiva in un linguaggio non convenzionale, sulla conoscenza e la concezione del SE’ condotta attraverso lo spioncino del voyerismo. Ma è in un certo momento che l’indagine extrapersonale diventa riflessione interiore e particolare. Il riconoscimento dei confini esteriori extracorporei ed estranei, concede al regista la consapevolezza del proprio corpo, della propria esistenza. Una prolungata elegia sulla disabilità che lo affliggeva da quando contrasse la poliomelite a soli 9 anni, percorre e innerva irrorando di vitalità estrema la produzione del regista da Behindert (1974) sino al recente The Sun and The Moon (2007) passando per Trying to kiss the moon (1994), che senza nostalgia rielabora gli home movies di famiglia degli anni precedenti la malattia. Pain is… (1977) costituisce la riflessione più spregiudicata e alta sul tema concedendo visibilità al dolore e alla malattia disabilitante .

I canoni narrativi della tragedia classica indagavano la vita dell’uomo attraverso il mythos, con esso dipingevano a tinte fosche l’esistenza travagliata dell’essere umano, la sua parabola verso la conquista, la follia, la morte. Nell’affresco tragico l’unico elemento a rimanere ‘fuori dallo schermo’ scenico come un taboo era quello delittuoso e di sangue perchè non ferisse l’occhio dello spettatore. Caratterizzavano la narrazione fino a diventarne temi ricorrenti, pornografia, violenza e vecchiaia. Rispetto all’uomo greco quello moderno indulge nella pornografia e nella violenza portandole a leitmotiv delle sue espressioni umane, rifuggendo la vecchiaia, censurandola. La senilità è per Dwoskin una circostanza contingente nel momento in cui decide di convogliare i ritratti e gli autoritratti -come quello straordinario donato da Tonino e Marinella de Bernardi- di amici e parenti in close-ups accorati che riescano a secolarizzarla senza patetismi. Mentre tira indietro il capo per respirare meglio o sfuggire ad uno spasmo inconsulto, tra gli altri compare anche Stephen liberando in un colpo solo la disabilità e la malattia dalla taccia d’oscenità, finalmente mostrando con la complessa ingenuità del genio e il sentimentalismo dell’uomo le rughe e la malattia, mentre la vita come un corso d’acqua fluisce ancora, mentre il vento ancora scompiglia le fronde.

Director: Stephen Dwoskin
TIFF 30: International Competition

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