JIFF 2012 CORRISPONDENZA – Ankor Wat di Park Sang-hun (ITA)

per desistfilm: Narda Liotine

Il pellegrinaggio presso le rovine di un santuario buddhista non sembra essere una buona idea se nel percorso si fa crollare un monticello di sassolini la cui solidità porterebbe buona sorte. Con questo momento di comicità si apre una storia dalla natura in verità tragica.

Si arguisce subito come le interazioni cardinali nell’economia della narrazione siano le dinamiche familiari, quelle padre-figlio e marito-moglie, fondamentali perché si mettano in luce gradualmente le mende di un uomo e le ragioni delle sue azioni, persino di quelle più scellerate. Comportamenti beceri, eccessi d’ira e ubriachezze moleste sono il leit-motiv di una vita familiare sfiancata dai problemi economici e dall’ insoddisfazione. ???? è un buono a niente che lotta per accaparrarsi una porzione di felicità in questa vita senza mai riuscirci. Incapace di avere aiuto e trovare un lavoro senza incappare in una truffa, il nostro uomo senza qualità finisce per voler ‘lasciare’ la vita e trascinare con sé la sua famiglia, confrontandosi anche in quel frangente con un doloroso e lancinante fallimento da cui non riuscirà a venirne fuori se non folle.

La pazzia che ghermisce l’uomo, ormai devoto alla rapina, è un percorso verso la dissoluzione, l’annichilimento e l’inumanità. Nel bel mezzo del film sembra di ritrovarsi dinanzi ad una tragedia greca; difatti, non diversamente da come avrebbe proceduto Eschilo, il regista ci preserva dall’orrore degli omicidi che sono classicamente lasciati appena fuori dalla scena così come il sangue, eludendo il facile sensazionalismo che solitamente si lega alla violenza. Pare allo stesso tempo che le mosse del racconto siano ispirate al cinema giapponese della nouvelle vague, popolato da personaggi affini, assassini e vittime, ugualmente schiacciati da una vita ingiusta e avara (Good-for-nothing – Blood is dry).  Come loro l’anti-eroe di questa storia resta solo e folle.

Degna di nota è la scelta di introdurre i brani acustici del musicista coreano Kim Doo-soo lungo i percorsi in auto, sino all’epilogo. Quella nenia dal retrogusto di fiele ben si addice ad un’opera certamente ispirata molto apprezzabile sia per la compostezza formale che per i toni noir ben modulati.

Director: Park Sang-hun
Writer: Park Sang-hun
Producers: Seo Eun-jung, Kim Hak-bong
Cinematographer: Lee Su-yu
Starring: Kim Min-hyuk, Oh Eun-ho, Jang Li-wu, Jeon Yeong-woon
South Korea
86 mins
Korean Film Competition – Jeonju IFF

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